Il Gatto

STORIA

felis_silvestris_11334Il gatto domestico viene classificato dal punto di vista sistematico come Felis Silvestris Catus e si pensa che discenda, per processo di domesticazione operato dall’uomo, dalla specie Felis Silvestris Libica. Il processo di domesticazione è molto più recente di quello del cane, si ritiene risalga alla civiltà egizia, non più di 6/7 mila anni fa.

Alcuni fossili attestano la presenza del gatto in tempi antichissimi. Reperti archeologici di 8.000 anni fa, venuti alla luce nell’Anatolia sud-occidentale, ci dimostrano che a quell’epoca tra l’uomo e il gatto vi era già una relazione.

Le cause che hanno condotto a tale domesticazione sono ancora incerte. Non necessariamente vi deve essere stato un motivo utilitaristico: forse è stata la grazia dei piccoli felini a giocare un ruolo importante, ma certamente un’ipotesi da prendere in considerazione è quella della domesticazione finalizzata all’eliminazione dei roditori.

In ogni caso l’ingresso del gatto nella storia è databile in base a testimonianze iconografiche egizie (3000 a.C. I numerosissimi monumenti egizi che lo raffigurano, le iscrizioni e le mummie di gatto che sono state ritrovate, ci confermano la venerazione tributata a questo animale, sia nella sua forma naturale sia nella sua personificazione: sappiamo che il culto della Dea Bastet, divinità dalle sembianze di gatta e Dea della fertilità.

La fama dell’abilità dei gatti nella caccia ai topi si sparse ovunque e, nonostante le severissime pene previste per chi tentava di trafugare un gatto dall’Egitto, si creò un vero e proprio traffico clandestino ad opera di mercanti con pochi scrupoli, che riuscirono a portare gatti in ogni parte del mondo conosciuto.  Anche i Romani importarono il prezioso animale. Le navi mercantili che percorrevano il Mediterraneo, contribuirono alla diffusione del gatto, che trovò un habitat adatto anche nelle isole e a tutt’oggi perfino

sulle montagne scozzesi vi sono ancora gatti selvatici che presentano una morfologia identica a quella dell’antico gatto africano.

BIOLOGIA DEI GATTO DOMESTICO

L’ambiente in cui il gatto si è evoluto ha direttamente influenzato il suo repertorio comportamentale. I sensi del gatto sono frutto di un lungo lavoro di selezione evolutiva per permettergli di sopravvivere cacciando i roditori nel crepuscolo dell’ambiente della savana e di comunicare con i conspecifici da considerevole distanza.

Il sistema uditivo nel gatto è particolarmente esatto e sensibile al movimento, grazie ai tre canali semicircolari che formano angoli retti l’uno con l’altro molto più precisamente che in altre specie, quale l’uomo. Ciò conferisce al gatto le sue straordinarie capacità di equilibrio. Il sistema uditivo del gatto è più sensibile ed ha una gamma di recettività alle onde sonore molto maggiore rispetto all’essere umano. Il campo di udibilità sembra essere esteso sia alle alte che alle basse frequenze della scala. Questa gamma comprende le gamme vocali dell’uomo e la gamma vocale dei topi.

Il sistema visivo del gatto si adatta molto meglio alla visione nei bassi livelli di luce rispetto all’occhio umano. La densità massima dei bastoncelli retinici è tre volte maggiore  nel gatto, anche se ci sono molti meno coni,. L’efficienza visiva è ulteriormente è aumentata (circa del 40%) dal “tappeto lucido” una serie di cellule in fondo all’occhio che riflette e amplifica la luce . La pupilla può essere aperta maggiormente che negli esseri umani e anche maggiormente ristretta per proteggere la retina sensibile nelle condizioni di luce più intensa. I gatti hanno meno abilità nella focalizzazione veloce rispetto degli esseri umani. Vedono solo alcuni colori alla luce del giorno – è nota la presenza di almeno due specie di coni, un tipo sensibile al verde e un altro sensibile all’azzurro. La mancanza di coni sensibili al rosso significa che i gatti non vedono il colore rosso  e le tonalità di rosso sembreranno molto più scure che a noi.

Il sistema olfattivo è molto importante nei gatti. Essi hanno un odorato  altamente  sensibile e una grandissima capacità di discriminazione olfattiva rispetto agli esseri umani. L’identificazione degli odori è importante nella rilevazione e nella caccia della preda, così come nella comunicazione a distanza fra conspecifici.

È inoltre importante in termini di orientamento nell’ ambiente: i gatti lasciano sugli oggetti delle particolari secrezioni dette “feromoni” per lasciare delle segnalazioni della propria presenza nelle varie parti del territorio. Infatti, i gatti vivono in un ambiente molto più olfattivamente sensibile e dipendente dalle tracce odorose rispetto a noi umani, cosa che a volte può determinare difficoltà nell’interpretazione del loro comportamento.

Nascita e sviluppo

Anche se l’esatta tempistica della domesticazione del gatto è indeterminata, è chiaramente più recente di molte altre specie domestiche, quale il cane, quindi, non solo è da un tempo molto breve che le pressioni selettive artificiali sono state applicate alla riproduzione felina, e infatti il gatto domestico sembra essere molto poco cambiato, sia fisicamente, sia relativamente al comportamento, rispetto alla specie ancestrale.

Sviluppo fisico

Il gatto domestico alla nascita pesa circa 100 gr. Nelle prime 2 settimane il gattino apre gli occhi (che sono sempre di colore grigio-blu), inizia a strisciare e gli spuntano i primi incisivi da latte.

Verso le 4 settimane il gattino prende a camminare speditamente, inizia lo svezzamento e la madre gli insegna a lavarsi e ad usare la lettiera.

Verso le 5 settimane il gattino inizia a correre, giocare ed accenna a lavarsi da solo.
Dalle 12 alle 18 settimane iniziano a spuntargli i denti definitivi, il cui sviluppo terminerà tra i 6 e gli 8 mesi.

Dai 6 agli 11 mesi il gattino si allontana sempre di più dalla madre per giocare ed avere i primi approcci con la caccia. Durante questo periodo si completa anche la dentatura da adulto.

Tra i 7 e i 12 mesi di età il gatto raggiungerà la maturità sessuale ed un peso medio pari a 3 kg per i maschi e pari a 2,4 kg per le femmine.

Sviluppo comportamentale

I primi due mesi di vita sono inoltre importanti in quanto rappresentano il periodo di maggior capacità di sviluppo ed apprendimento dei gattini e proprio da questi due mesi dipenderà poi l’individualità di ogni soggetto, questo periodo viene a sua volta suddiviso in cinque periodi definiti sensibili così divisi: periodo prenatale, periodo neonatale, periodo di transizione, periodo di socializzazione e distacco.

Il periodo prenatale

Lo sviluppo comportamentale del gatto inizia già nella pancia della madre: la sensibilità tattile nei gattini è presente dal 21° giorno di gravidanza, essi sono in grado di percepire le manipolazioni effettuate sull’addome della madre e le gradiscono: è importante infatti accarezzare dolcemente l’addome delle gatte incinte così da abituare anche i gattini a questo tipo di contatto.

Il periodo neonatale

Va dalla nascita all’apertura degli occhi. L’apertura degli occhi avviene all’incirca al 7°-10° giorno di vita. In questo periodo gli occhi e le orecchie sono siano chiusi.

Durante questa fase la maggior parte del tempo è dedicato al sonno ed è importante rispettare i cicli di sonno veglia per effettuare manipolazioni dolci sui gattini, senza svegliarli quando dormono.

Il periodo di transizione

Inizia dopo l’apertura degli occhi e termina al momento della comparsa di due orientamenti: quello visivo e quello uditivo grazie ai quali il gattino è in grado di seguire con lo sguardo un oggetto in movimento e di raggiungere una fonte sonora.

Questa fase è molto importante per lo sviluppo del legame di attaccamento del cucciolo alla madre: grazie alla percezione dei feromoni prodotti dalla madre e al riconoscimento dell’odore materno il gattino crea il legame preferenziale verso la propria madre.

Da questo momento il gattino riuscirà ad esplorare lentamente ed in modo corretto il mondo circostante ed imparerà a conoscerlo

Il periodo di socializzazione

Questo è uno dei momenti più importanti per la formazione dell’individuo. Inizia intorno alla seconda settimana di vita e dura fino alla settima – nona settimana.

Durante questo periodo si ha la cosiddetta socializzazione primaria che pone le basi per la corretta comunicazione tra gatti e tra questi ed altre specie. Ruolo fondamentale della madre in questo periodo è controllare il gioco dei gattini e bloccare i giochi incontrollati con morsi troppo forti o vocalizzi o corse eccessive in modo da permettere ai gattini l’acquisizione degli autocontrolli.
Tutto quello con cui i gattini verranno a contatto in questo periodo, sarà valutato come non pericoloso e quindi non saranno messi in atto i meccanismi di aggressione o di difesa.

È importante quindi che in questa fase il gattino conosca tutto ciò che incontrerà nella sua vita in modo da non averne in futuro paura: persone, gatti, cani, rumori, macchine, strada, odori, oggetti e così via. Errori o mancanze presenti in questo periodo possono facilmente predisporre il gattino allo sviluppo di problemi comportamentali. Durante questo periodo gattini in contatto con molti e diversi stimoli sociali e ambientali formeranno un carattere aperto e socievole, adatto a vivere con l’uomo. L’adattamento all’ambiente circostante è una conquista importantissima perché permette all’animale di reagire solo quando la situazione effettivamente lo richiede.

Anche la manipolazione delicata e l’esposizione graduale agli stimoli sono fattori importanti: La socializzazione nel gatto è un processo che dura tutta la vita, ma durante il periodo sensibile i contatti con le persone e i diversi stimoli produrranno una buona omeostasi sensoriale perché l’apprendimento è più rapido e duraturo

Il distacco

Intorno alle 12 settimane si verifica il momento del distacco, il periodo di socializzazione è terminato ed è il momento in cui il gattino si allontana dalla mamma, per creare la propria individualità ed iniziare a costruire il proprio territorio.

Se tutte queste fasi avvengono in modo appropriato, il gattino sarà in grado di relazionarsi con gli altri gatti e le atre persone e animali che vivono in casa e sarà inoltre in grado di vivere in armonia con l’ambiente circostante e avere delle reazioni equilibrate nei rispetti delle cose che possono avvenire intorno a lui. Un gatto che non si sa comportare correttamente con gli altri gatti non saprà comportarsi in modo corretto nemmeno con gli esseri umani. Quindi l’età giusta per adottare un gattino è intorno alle 12 settimane di vita, tempo che serve perché la madre, grazie alla nascita del legame di attaccamento, compia un corretto percorso di insegnamento etologico ai suoi micini e insegni loro ad essere “gatti”. Questo è il motivo per cui l’allevatore non darà il gattino alla sua nuova famiglia prima che questo tempo, fondamentale per il corretto sviluppo fisico e comportamentale, sia trascorso.

I piccoli grazie alla sua presenza si sentono al sicuro durante l’esplorazione e la conoscenza del mondo, una situazione li spaventa i gattini si rifugiano dalla madre che li rassicura e fa si che riprendano coraggio per nuove conoscenze ed esplorazioni. Solo la madre può insegnare ai gattini la corretta gestione delle emozioni e la corretta comunicazione sia con altri gatti sia con le persone., permettendo quindi il corretto sviluppo comportamentale.

Intorno alle 12 settimane perciò il gattino sarà pronto a diventare il nostro nuovo amico, nella scelta dovremo decidere se indirizzarvi verso un cucciolo o un gatto adulto, un maschio o una femmina e fra le diverse razze: se opteremo per il cucciolo, la cui naturalezza e goffaggine sono fonte infinita di divertimento, potrete seguirne lo sviluppo e la formazione del carattere giorno per giorno; il gatto adulto invece manifesta subito la sua indole ed è indicato per le persone anziane, perchè meno turbolento, le razze vanno dall’agile e intelligentissimo siamese che forma con il proprietario un binomio indissolubile, al persiano tranquillo e affettuoso al Maine Coon dall’aspetto selvaggio ma dal cuore domestico fino al tranquillo Europeo chi divide con noi le nostre case da tempo immemorabile

Tenete conto poi che ogni gatto ha il suo carattere e il suo temperamento e che dovrete conoscerlo e capire come vi parla : la decisione di tenere un gatto comporta degli impegni e responsabilità che non vanno sottovalutati

Il gatto è un amico, un compagno che condividerà con noi una vita che può durare fino a 18-20 anni, dobbiamo dargli una casa accogliente, una alimentazione corretta, le cure sanitarie opportune e dedicargli del tempo per interagire con lui, divertirsi e godere della sua compagnia, il suo affetto e le sue fusa saranno la migliore delle ricompense.